BERTHE MORISOT e l’Impressionismo

BERTHE MORISOT e l’Impressionismo

 

 

“Molti artisti potevano pensare di dipingere donne moderne, ma ben pochi potevano immaginare di vedere donne moderne dipingere”

– Anne Higonnet

 

Recentemente l’associazione Enetiké ha organizzato una visita guidata alla mostra temporanea Gauguin e gli Impressionisti, ospitata a Padova, nelle sale di Palazzo Zabarella, dove abbiamo potuto ammirare le opere provenienti dalla collezione del danese Wilhelm Hansen, colui che nella sua casa museo di Ordrupgaard ha creato quella che viene considerata la più bella collezione di arte francese dell’Europa settentrionale. Ritenuto uno degli uomini d’affari più importanti della sua epoca, egli aveva un’idea utopistica di futuro, credendo possibile un mondo migliore da realizzare investendo soprattutto nel sostegno alle giovani generazioni.

Una delle sale espostive è dedicata al “fascino dell’universo femminile” così come veniva percepito all’epoca, tanto che sono presenti dei ritratti femminili realizzati da pittori come Manet e Renoir, ma anche da donne che ritraggono altre donne, come Berthe Morisot.

Berthe Morisot nacque a Bourges nel gennaio 1841 e divenne una pittrice impressionista francese. Nella sua vita, come per le altre artiste del periodo, dovette lottare contro chi trovava disdicevole per una donna la professione di pittrice: i pregiudizi del tempo, oltre a darle una notevole difficoltà nel dipingere all’aperto o in luoghi pubblici, la resero indifferente ed estranea a quelle che erano le questioni sociali, questioni  che scaldavano la vita parigina in quei decenni. Berthe fu quindi portata a dipingere quadri di genere come gli interni e le scene domestiche, dove sono rappresentate donne eleganti appartenenti alla media e alta borghesia, ritratte in casa o in giardino in vari momenti della giornata. Non fu mai superficiale nelle sue opere: un dato costante della sua arte è infatti l’analisi interiore dei personaggi, probabilmente influenzata in questo dall’amicizia con molti letterati. Berthe iniziò a dipingere copiando i capolavori del Museo del Louvre, e dato il notevole talento i genitori la incoraggiarono a proseguire gli studi artistici. La pittrice non potè però entrare all’École des Beaux-Arts, in quanto donna, e così fu costretta a studiare privatamente. Donna determinata e intraprendente, riuscì a conoscere Camille Corot (1796 – 1875), uno dei massimi esponenti del realismo francese, ed entrare nel suo atelier di Ville-d’Avray; fu poi tale “genio della paesaggistica” a insegnarle a dipingere all’aperto. La Morisot espose per la prima volta nel 1864 al Salon des Refusés, voluto da Napoleone III per poter accogliere le opere rifiutate dal Salon,  “ufficiale”, mentre in seguito riuscì ad esporre al Salon, annualmente, sino al 1873.
Nel 1868 conobbe Manet, che le chiese di posare per lui. Nel corso degli anni il pittore la ritrasse in ben 11 opere. Berthe si innamorò di Manet che tuttavia la respinse; la donna sposerà poi suo fratello Eugène. Conquistata dal movimento impressionista, anche grazie alle sue amicizie, lasciò il Salon e nel 1874 aderì al gruppo degli “indipendenti”, ovvero i futuri Impressionisti. Nonostante la maternità – all’età di 38 anni era diventata madre di Julie –  continuò a lavorare assiduamente.
Già vedova, si ammalò di polmonite e dopo aver affidato la figlia all’amico Mallarmé morì a Parigi il 2 marzo 1895. La sua lapide porta solo la scritta: “Berthe Morisot, vedova di Eugène Manet, senza alcun accenno alla sua carriera di artista e a quelli che furono i suoi successi all’interno del gruppo impressionista.

In mostra sono presenti due ritratti femminili da lei realizzati: “Ritratto di Madame Hubbard” e “Ragazza sull’erba”. Nel primo dipinto, dove viene ritratta la borghese Madame Hubbard, vediamo che la scelta compositiva ricorda molto l’Olympia realizzata da Manet, portando così un vero e proprio confronto compositivo e stilistico tra la sua opera e quella realizzata da Manet stesso.

A contraddistinguerla dagli altri artisti c’è il suo inconfondibile stile intimo e introspettivo, che emerge appieno nell’opera sua successiva – “Ragazza sull’erba”– dove si incontra e si scontra con la pittura di Renoir, un grande amico di famiglia, per poterne poi elaborare una propria visione personale.



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