L’importanza di lapidi e epitaffi nei cimiteri ebraici

L’importanza di lapidi e epitaffi nei cimiteri ebraici

In occasione del Giorno della Memoria l’Associazione culturale Enetiké propone una visita guidata dal titolo evocativo: Padova Ebraica – Tracce di una storia secolare. Passeggiando tra le strette vie del ghetto, vengono approfonditi i rapporti tra gli ebrei e Padova, in un arco cronologico lungo quattro secoli, tra la seconda metà del Trecento fino alla fine del Settecento.  

In Italia è riscontrata la presenza di quartieri ebraici che hanno potuto conservare i loro caratteri medioevali o cinque-seicenteschi – come a Venezia – ed altri che hanno subito trasformazioni radicali – come a Roma, Modena e Firenze, per citare qualche esempio. Il Veneto presenta molti quartieri, cimiteri e sinagoghe ebraiche disseminati nelle città e nei paesi delle province: Padova, Este, Venezia, Vicenza, Rovigo, Badia Polesine, Portogruaro, Treviso, Vittorio Veneto, Conegliano Veneto, Asolo e Giavera del Montello. Queste località sono state oggetto di studi approfonditi, ed uno di questi studi riguarda la questione dei beni culturali ebraici, che ha subito una forte attenzione da parte di enti pubblici italiani e stranieri solo nel corso degli ultimi trent’anni.  In questo lasso di tempo, numerosi volumi, guide e itinerari regionali vengono dati alla stampa, parallelamente ai tentativi di catalogazione del patrimonio ebraico da parte di enti locali. Tra i beni oggetti di studio rientrano le lapidi e gli epitaffi nei cimiteri.

Passeggiando in zona Savonarola, a Padova, può capitare che sbirciando attraverso un portone aperto lo sguardo cada su alcune lapidi dalle forme insolite. Sono tracce degli antichi cimiteri, tasselli fondamentali per la ricostruzione storica delle vicende familiari: la religione ebraica, infatti, vieta l’esumazione delle salme e per questa ragione i cimiteri ebraici detengono lapidi risalenti a molti secoli or sono. Non tutti i cimiteri ebraici in città si sono conservati: è il caso di quello del rione San Leonardo, che recava tombe risalenti al Trecento, e quello della zona Borgomagno, andato distrutto durante la Guerra di Cambrai, nel corso del 1509. Il più antico ancora oggi esistente si trova in via I. Wiel , vi sono poi quelli di via Canal e via Campagnola, nascosti tra le case, e il più recente in via Sorio, istituito nel 1862.

Ma come si presenta una lapide ebraica? All’epoca dei ghetti esse portavano incise sia il nome che il cognome del defunto, la provenienza, il nome del padre, la data di morte, di sepoltura e, in modo del tutto occasionale, di nascita e la professione. Un momento di svolta nella produzione di lapidi si verifica nel corso dell’Ottocento, quando si assiste al passaggio graduale dell’introduzione dei nomi ebraici tradotti in italiano, e tale importanza dei nomi riportati risiede, per lo storico, nella possibilità di determinare relazioni familiari tra i defunti, ricostruendo i rami famigliari e i moti migratori di una determinata famiglia. Un altro tipo di elemento fondamentale è la presenza o meno di uno stemma famigliare inciso, spesso desunto dalle simbologie bibliche: stelle a sei punte, rami di palma, leoni rampanti, ecc. Stemmi riconosciuti in Veneto sono lo scoiattolo della famiglia Coneglian, i cervi della famiglia Saraval, le due mani giunte dei Cohen-Sacerdoti e la mano reggente una brocca dei Levi. Talvolta, si incappa in lapidi sormontate da emblemi prodotti dalle confraternite di Pietà e Misericordia, a simboleggiare la confraternita a cui apparteneva il defunto. Non bisogna trascurare la forma delle lapidi, che mutò a partire dalla fine dell’epoca dei ghetti, ovvero nel corso dell’Ottocento: se in precedenza le lapidi avevano la forma architettonica canonica a portale, funzionale per simboleggiare il passaggio del defunto dalla vita terrena all’ingresso nel regno di Dio, a partire da questo secolo si riproducono forme e decorazioni che vogliono tessere le lodi e ricordare le sue opere in vita, come per indicare la volontà di trattenere il defunto nel mondo dei vivi.

L’interesse per gli epitaffi ebraici, invece, è testimoniato già nel passato da alcuni episodi come quello riguardante il filologo Filosseno Luzzatto (1829 – 1854), intento a decifrare alcuni di essi nei cimiteri ebraici nella Padova di metà Ottocento, o dello scrittore Goffredo Parise (1929 – 1986), che trafugò due lapidi in uno degli antichi cimiteri ebraici di Padova, in via Campagnola, per murarle all’esterno della sua villetta sui Colli Berici. Gli epitaffi costituiscono, per noi e per gli storici, una fonte indispensabile per la narrazione storica.

 

Articolo a cura di Giulia Mazzocco e Silvia Peraro.

 

Per un approfondimento sui beni culturali ebraici:

CALABI, D. I beni architettonici ebraici in Italia: le sinagoghe, i ghetti e i cimiteri, in “I beni culturali ebraici in Italia” a cura di Perani Mauro, pp. 39-46, Longo Editore, Ravenna 2003.

VOGHERA, G. L. Gli epitaffi dei cimiteri ebraici in Italia nei secc. XIII-XVIII con particolare riferimento al Triveneto, in “I beni culturali ebraici in Italia” a cura di Perani Mauro, pp. 181-188, Longo Editore, Ravenna 2003.



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *