SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA E EDITH STEIN

“SANTA CATERINA D’ALESSANDRIA E EDITH STEIN”

Con l’avvicinarsi della ricorrenza del martirio di Santa Caterina parleremo della visita guidata, che periodicamente conduciamo presso la  Chiesa della Santa a Padova, in via Cesare Battisti 245.

Questa chiesa sorge in un’area di particolare interesse archeologico, posta al di fuori delle mura della cittadella insulare ma all’interno delle mura cinquecentesche. Viene citata nei documenti a partire dal 1239 e assumerà nel tempo un ruolo sempre più importante, passando dalla funzione di  Cappella del vicinato a quella di piccolo Pantheon dell’Università.

Oltre ad essere stata sede della comunità religiosa delle Convertite e del battesimo dei figli di Galileo Galilei, ospita oggi le sepolture di due illustri personaggi: il medico Luigi Calza e il celebre violinista, compositore e teorico musicale, Giuseppe Tartini.

 

 

Chi era Santa Caterina? Ma, soprattutto, perché viene considerata santa?

La data di nascita è incerta, probabilmente databile intorno al 287. Un’altra data utile per collocarla temporalmente è il 305, ovvero l’anno del suo martirio avvenuto ad Alessandria d’Egitto. Della sua vita si sa poco e non è facile distinguere la realtà storica dalle leggende popolari.

Secondo la tradizione, Caterina è una bella giovane egiziana, figlia del re Costa, che  sfortunatamente la lasciò orfana giovanissima. Nonostante ciò, Caterina crebbe istruita fin dall’infanzia nelle arti liberali. Nel 305, un imperatore romano, identificato in Massimino (Daia), tenne dei grandi festeggiamenti in proprio onore ad Alessandria, per la sua nomina a governatore. Caterina, presentandosi a palazzo nel bel mezzo dei festeggiamenti, vide che si celebravano feste pagane con sacrifici di animali e che molti cristiani, per paura delle persecuzioni, avevano accettato di adorare gli dei. Caterina rifiutò codesti sacrifici e chiese all’imperatore di poter riconoscere Gesù Cristo come unico redentore dell’umanità, argomentando la sua tesi con grande profondità filosofica. L’imperatore, rimasto colpito dalla sua bellezza e dalla sua cultura, convocò un gruppo di retori affinché la convincessero ad onorare gli dei e averla in sposa. Tuttavia, per l’eloquenza di Caterina, non solo non la convertirono, ma essi stessi furono prontamente convertiti al Cristianesimo. L’imperatore, furioso, ordinò la condanna a morte di tutti i retori e, dopo l’ennesimo rifiuto di Caterina, la condannò a morire su una ruota dentata. Tuttavia, lo strumento di tortura e di condanna si ruppe e l’imperatore fu costretto a far decapitare la santa, dalla quale sgorgò latte, simbolo della sua purezza.

 

La sua figura viene invocata come protettrice dai prigionieri in virtù della lunga carcerazione subita prima del martirio, dai fabbricanti di ruote e dai carrettieri a causa del supplizio della ruota, dalle future spose e dalle adolescenti. 

 

In collegamento all’episodio della disputa con i filosofi, la devozione popolare la considerava tutrice delle scienze: dunque la subordinazione delle scienze alla fede.

Nel corso del 1300 le raffigurazioni ispirate a Santa Caterina sono frequenti e trova fortuna anche l’episodio in cui Caterina disputa con i filosofi pagani. Divenne naturalmente oggetto di venerazione da parte dei dotti cristiani, specialmente dei teologi, ma anche dei filosofi e dei letterati.

Il suo culto si sarebbe diffuso tra i maestri universitari nelle sedi più celebri della trasmissione del sapere. Per questa ragione, troviamo la sua presenza all’interno del nostro sigillo universitario, dove rappresenta la protettrice dei giuristi, a fianco di Gesù Cristo, protettore dei medici.

 

 

 

All’interno della chiesa si può notare una pala d’altare raffigurante Edith Stein in vesti religiose. Ma chi è Edith Stein, e perché è presente una pala che la raffigura all’interno della Chiesa dedicata a Santa Caterina?

Edith Stein nacque a Breslavia nel 1891 e si distinse subito negli studi, tanto che, una volta terminato il liceo, si iscrisse alla facoltà di filosofia e due anni dopo si trasferì a Gottinga per seguire i corsi di colui che ella riteneva il miglior filosofo vivente: Edmund Husserl.

 

Nel corso della sua vita subì una metamorfosi graduale nella sua assidua ricerca razionale: le sue abitudini religiose cessarono, non per contrapporsi a Dio, che non contestò mai, ma facendone a meno, dimenticandolo metodicamente e disobbedendo alle insistenti raccomandazioni della madre, integerrima praticante ebrea.

Si laureò con il massimo dei voti tanto da essere chiamata dal suo maestro Husserl come assistente a Friburgo. Nel frattempo, scoppiò la prima guerra mondiale e dovette accorrere come crocerossina per alleviare il dolore dei feriti. Attenta osservatrice, cominciò a sentire dentro di sé un certo disagio filosofico-religioso, che diventò sempre più insistente, fino alla totale conversione al Cristianesimo, con la celebrazione del suo battesimo nel 1922. Le leggi razziali di Hitler la cacciarono dall’insegnamento. Da tempo ella aveva presagito per la Germania, la sua patria, e per gli ebrei, il suo popolo, delle tragiche rovine, avvertendo tutti per tempo ed inviando una lettera perfino al Papa.

 

Libera dall’insegnamento riuscì a concedersi alla sua nascosta impellente vocazione entrando al Carmelo di Colonia: Teresa Benedetta della Croce, scelse questo nome, e si mise umilmente in fila con tutte le altre consorelle, che di lei nulla sapevano, disbrigando con un certo impaccio i lavori manuali.

La persecuzione degli ebrei  la costrinsero a trasferirsi nel monastero olandese di Etch, ma anche qui le deport

azioni la raggiunsero, quando due agenti della Gestapo si presentarono per prelevarla: era il 2 agosto 1942. Morirà ad Auschwitz pochi giorni dopo.

 

Prima di partire, realizzò un libro su San Giovanni della Croce, non finito, quasi come una sorta di testamento, intitolato Scientia Crucis. Il suo ultimo biglietto dal campo di concentramento diceva:

Sono contenta di tutto. Una “Scientia Crucis” la si può acquistare solo se la croce la si sente pesare in tutta la sua gravità. Di questo sono stata convinta fin dal primo momento e ho detto di cuore: “Ave Crux, spes unica“.

 

Edith Stein, come Santa Caterina, ha posto in comunione fede e scienza, fino all’ultimo dei suoi giorni.

 



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